SCOMMESSE

Voglio cominciare questo testo con un concetto lapalissiano: il tempo passa velocemente.

E' una frase che fa sorridere ma dietro questo sorriso rimane intatta tutta la sua tragicità: sulla velocità della vita, direbbero i Latini.
Quando circa due anni fa fui contattato da Roberto Cenni, oggi Sindaco di Prato, non avrei mai pensato che avrei tentato di mettere a frutto il mio più che trentennale esilio da Prato, per il Metastasio.

Così come non avrei mai pensato che questi due anni passassero alla stessa velocità dei trentaquattro d'assenza da questa città.

Mettere a frutto cosa vuol dire? Vuol dire portare con sé l'esperienza di un lungo viaggio e impararne la lezione, e dire alcune cose nuove per il teatro italiano attuale che pare aver dimenticato le grandi proposte di Strehler: la compagnia stabile che unita ad una grande scuola avrebbero trasformato il teatro in una grande maison de la culture.

In sostanza il sogno del maestro era realizzare la fusione fra il modello hegeliano di cultura e quello cartesiano di riflessione culturale.
Fondere l'esperienza francese con quella tedesca e unirla alla creatività italiana è anche il nostro sogno; e lotteremo remando contro questi tempi difficili.

Ma veniamo al dunque e parliamo un momento di queste nostre scommesse: la compagnia stabile, la scuola di arti e mestieri e il teatro come faro culturale del territorio che lo ospita.

Con la compagnia stabile offriremo alla città non solo cinque attori che saranno tolti dal mercato degli schiavi ma cinque artisti che non parteciperanno agli spettacoli di questo teatro come ospiti casuali, e come spesso accade predatori, ma s’integreranno nella vita del teatro e del territorio.

Gli attori legati da un contratto annuale sono: Valentina Banci, Mauro Malinverno, Francesco Borchi, Elisa Cecilia Langone e Fabio Mascagni.

La nostra piccola compagnia è solo il centro di un nucleo più grande che noi chiamiamo gruppo di attori di riferimento, che è composto da altri sette eccellenti attori toscani. I nostri magnifici dodici non sono usciti da un cilindro magico, ma da un durissimo lavoro di selezione, di circa duecento incontri.

Li attende un lavoro intenso: dopo Giochi di Famiglia e il laboratorio sulla Trilogia di Belgrado inizieranno le prove del Giardino dei Ciliegi di Cechov che verrà coprodotto con il Teatro Stabile di Cagliari e lavoreranno ad uno spettacolo che Massimo Castri sta pensando per loro.

Ci tengo a precisare che oltre alla felicità di vedere finalmente abitato il teatro da un gruppo di attori e dagli artisti che li supporteranno, (penso agli scenografi, ai costumisti e ai musicisti, anche loro costantemente presenti), ci dà una grande soddisfazione il fatto di essere riusciti a trovare una forma che ci ha consentito di uscire dagli esosi canoni economici del teatro itinerante e di aumentare in modo consistente il lavoro sul territorio regionale. Siamo di fronte ad una grande avventura artistica che già ci promette per il 2012 famosi registi europei e che grazie a questa politica di continuità ci consente notevoli risparmi economici.

Il Teatro Metastasio nel prossimo triennio si impegnerà anche per i giovani in una intensa attività di formazione artistico-tecnica aprendo il teatro a progetti di approfondimento del mestiere teatrale.

Poco tempo fa il nostro Presidente Umberto Cecchi ha firmato una convenzione con l’Assessore alla cultura Anna Beltrame con la quale si conferma che il Teatro Magnolfi potrà essere utilizzato dal Teatro Metastasio sia come sede della scuola di arti e mestieri che comprenderà recitazione, costumistica, sartoria, scenotecnica, drammaturgia (scuola di scrittura), sia come scena aggiunta dove il Teatro Metastasio coglierà l’occasione per presentare alla città non solo nuove piccole forme di teatro ma anche allargherà la programmazione del Teatro Ragazzi.

Il piccolo palcoscenico del Magnolfi sarà quindi affollatissimo: gli allievi della scuola di recitazione lo divideranno con giovani e meno giovani talenti nostrali che a loro volta lo cederanno al mondo delle favole.

La formazione è uno dei compiti principali di un Teatro Stabile pubblico che si rispetti e il nostro modello più che alla Bottega di Vittorio Gassman, che lasciò un bel segno nella vita culturale della regione, si ispira alla Bottega Rinascimentale dove la fusione fra arti e mestieri creò quelle magiche simbiosi che produssero l’arte, che rese la nostra terra famosa in tutto il mondo. Ma Prato in fondo è stato il luogo dove
la bottega non ha mai smesso di funzionare: ricordiamoci del processo che porta lo straccio a ridiventare magico tessuto e domandiamoci quanti processi, quante botteghe, attraversa quella vittima di cencio prima di tornare ad essere protagonista di una nuova storia.

A pensar bene alla nostra scuola, se uno si concentra, par d’essere in una della botteghe toscane del tardo medioevo dove il tintore mescola i colori non solo per le stoffe ma anche per il pittore, e lo scultore taglia la pietra non solo per la propria opera ma anche per la cornice dell’affresco, mentre l’orafo cerca di incastonare un’architettura. Fu questo uno dei concetti che resero la Toscana unica al mondo nella sua arte. È dal passato che dobbiamo gettare nuove fondamenta per un futuro da reinventare. Il nostro compito è offrire ai giovani quello che non abbiamo avuto ed è proprio ascoltando le nostre voglie non realizzate che siamo sicuri di non sbagliare.

Siamo fieri che il Metastasio abbia ritrovato la voglia e la forza di riannodare e creare nuovi fili che contribuiscano a riportare Prato fra le città dove la cultura viene prodotta non solo in forma di spettacolo ma anche con la coscienza che investire nella sapienza dei giovani porta ricchezza.

Paolo Magelli