“In realtà, ogni lettore quando legge, è il lettore di sé stesso. L'opera è solo una sorta di strumento ottico che lo scrittore offre al lettore per consentirgli di coprire ciò che forse, senza il libro, non avrebbe visto in sé stesso. Il riconoscimento dentro di sé, da parte del lettore, di ciò che il libro dice, è la prova della sua verità.” (M. Proust)
Noi tutti viviamo in un mondo in cui l'immagine ‘accelerata’, l'immagine virtuale, produce a sua volta una ‘accelerazione’ della vita dominata dalla scomparsa del ‘reale’. La rivelazione di questo ‘reale’ nella sua struttura, nei suoi meccanismi, nella sua dinamica profonda, nella sua finitezza e trasformabilità è il compito del teatro. La sua luce. Il suo desiderio. Tutti noi attori e registi siamo in teatro per raccontare e ricordare: per comunicare nuovi mondi agli spettatori e per definire insieme a loro la possibilità di ‘varcare una frontiera’: nella volontà di accorciare il tragitto che ci separa dall'uomo e dal suo insondabile abisso.
Il tema della stagione 2008-2009 è la centralità dell'essere umano nelle sue funzioni storiche e sociali, nel suo rapporto con la scienza e con la morale nell'anno in cui ricorre il centenario della messa a punto del telescopio da parte di Galileo. E' l'anno in cui ricordare, insieme, ‘l'eresia’ galileiana e l'inizio del metodo sperimentale.
Anatomia dell'uomo orientata dalle medesime parole che già hanno ispirato la stagione precedente: politico, nel suo più vasto e non ideologico significato; memoria come mattone del presente; sogno come discesa nel profondo; e, infine, linguaggi per mettere in prospettiva proprio il meticciato linguistico che ha creato, in questi anni, nuovi modi comunicativi.
Grandi ordini di riferimento attraverso i quali raccontare la realtà, il mondo, gli uomini.
Tre le nuove produzioni: Passaggio in India di Santha Rama Rau tratto dal magnifico romanzo di E. M. Forster; La natura delle cose di Lucrezio e la rilettura del Frankenstein, ossia il Prometeo moderno di Mary Shelley.
Due romanzi e un poema che diventano teatro per raccontare i conflitti sociali e morali ed essere lente di ingrandimento attraverso cui leggere il presente.
Se la stagione precedente è stata quella delle grandi ospitalità e del rilancio degli spazi, la prossima sarà così quella delle produzioni.
Sarà quella dove tradizione e modernità si incontrano nella volontà di aprirsi sempre di più e alla innovazione e alle forze artistiche, bellissime, presenti in Toscana.
Federico Tiezzi
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