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21 - 30 aprile, 4-6 maggio 2010 - Fabbricone
Foto con Massimo Castri


Emilia Romagna Teatro Fondazione / Teatro di Roma /
Teatro Metastasio Stabile della Toscana

FINALE DI PARTITA

di Samuel Beckett
regia
Massimo
Castri
con Vittorio Franceschi e Milutin Dapcevic

 

Finale di partita, capolavoro del teatro di Samuel Beckett, deriva il titolo da una mossa del gioco degli scacchi. L'analogia tra il contenuto del testo ed il gioco è stata espressa dallo stesso autore, che ne era un appassionato giocatore.
Protagonisti in scena Hamm, cieco e condannato a trascorrere i suoi giorni su una sedia a rotelle e Clov, il suo servo. I due vivono un rapporto conflittuale, in cui si consumano continui litigi ma anche una reciproca dipendenza. Clov vive nell'eterna tentazione di andarsene ma pare non esserne capace. L'incalzante botta e risposta tra Hamm e il suo servitore che costituiscono l'ordito più evidente della trama del testo, sembrano un infinito alternarsi di mossa e contromossa scacchistica. In scena incombe la presenza degli anziani genitori di Hamm, Negga e Nell, entrambi privi degli arti inferiori costretti a trascorrere la loro esistenza nei bidoni della spazzatura.
Lo stesso Beckett, nel corso di alcune prove dello spettacolo allo Schiller Theatre di Berlino disse: "Hamm è il re in questa partita a scacchi persa sin dall'inizio. Nel finale fa delle mosse senza senso che soltanto un cattivo giocatore farebbe. Un bravo giocatore avrebbe già rinunciato da tempo. Sta soltanto cercando di rinviare l'inevitabile fine".

Se in Aspettando Godot si riesce ad intravedere un'ambientazione quasi realistica - un albero, una strada di campagna - Finale di Partita si svolge in uno scenario che oggi potremmo definire post-atomico: tutto lascia presagire che sia avvenuta una catastrofe che ha cancellato pressoché ogni traccia di vita sulla terra.
La stanza in cui si consuma Finale di Partita è stata paragonata all'interno di una cavità cranica, per le altre due finestre centrali che potrebbero ricordare le cavità oculari. Altre letture critiche hanno lasciato intendere che la scena sia in realtà l'interno di una grande arca che sta solcando il pianeta all'indomani di un nuovo diluvio esiziale.


 

 
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