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16 - 20 dicembre 2009 - Teatro Metastasio |
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Teatro Stabile di Sardegna / Diablogues
PENSACI, GIACOMINO!
di Luigi Pirandello
regia di Enzo Vetrano e Stefano Randisi
luci Maurizio Viani
scenografia Marc’Antonio Brandolini
costumi Luciana Fornasari
con Enzo Vetrano, Eleonora Giua, Giuliano Brunazzi,
Giovanni Moschella, Margherita Smedile, Ester Cucinotti,
Antonio Lo Presti, Stefano Randisi, Luigi Tontoranelli
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‘Un lavoro audacissimo’. Così Pirandello descrive al figlio Pensaci, Giacomino!, la commedia scritta per Angelo Musco, che ci fa divertire nel guardare da vicino legami familiari paradossali e tumultuose relazioni con un perbenismo di facciata.
Audacissimo è infatti l’intreccio che fin dalla stesura dell’omonima novella da cui il testo teatrale prende spunto crea scalpore tra i lettori del Corriere della Sera, su cui era stata pubblicata nel 1910: Agostino Toti, vecchio professore di liceo anticonformista ante litteram, dichiara la sua intenzione di ‘vendicarsi’ contro il governo che lo ha costretto
a una vita solitaria a causa di uno stipendio da fame, sposando una ragazzina giovanissima che beneficerà a vita della pensione che lo Stato sarà costretto a versarle in quanto sua vedova. Il caso di Lillina, figlia del bidello della sua scuola, messa incinta da Giacomino Delisi, un suo ex alunno, e adesso cacciata di casa dai genitori gli offre la possibilità
di realizzare il suo piano.
Per qualche anno il professore permette alla giovane moglie e al suo amante di incontrarsi nella sua casa, fa da nonno al bimbo nato dalla loro relazione, e trova anche un posto
in banca a Giacomino, beandosi della felicità conquistata con questa inattesa famiglia
e ostentando indifferenza per le reazioni scandalizzate della gente di fronte
a un inequivocabile, inaccettabile menage à trois. Ad un certo punto però, Giacomino comincia a disertare la casa del professore e la giovane madre è annientata dal dolore. Agostino Toti ne cerca il motivo, e scopre che la sorella di lui, con la complicità di un prete viscido e indegno, lo ha fatto fidanzare a una ‘giovine orfana e perbene’ al fine di liberarlo da questa condizione immorale.
Con la determinazione di un paladino della giustizia e della vera moralità si precipita
da Giacomino e riesce a riportarlo a casa sua dopo averlo minacciato, implorato e infine commosso con il richiamo alla paternità e all’amore di Lillina.
Commedia morale dunque, umoristica ma anche grottesca, con un personaggio che sembra voler affrontare l’ipocrisia del mondo senza la maschera di un ruolo sociale,
quello di marito, perché di questo ruolo si libera subito, dichiarando di non volerlo essere. Ma a guardar bene…
Attraverso questo testo apparentemente comico e irriverente la nostra attenzione si può focalizzare allora sulla famiglia e sugli squilibri che possono esplodere al suo interno, scaraventandoci in un’attualità drammatica e agghiacciante, che ci coinvolge tutti
e ci fa riflettere sugli aspetti diametralmente opposti della violenza e del rispetto.
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