Nella poesia fisica di Lucrezio la vita è riconquistata ad uno sguardo costellato di accadimenti estremi, sulla formazione dei corpi e il loro essere nel senso antropologico, cosmologico e fisico.
Si entra nello spazio dello spettacolo come in una camera chiara
e galleggiante con i corpi che appaiono nel loro atto di costruzione, nel loro formarsi e divenire attraverso un poema narrativo di eventi fisici e atmosferici, dove la pelle si espone al vuoto.
Un lavoro che cerca l'anima delle cose nella capacità trasfigurante dei corpi.
Si partecipa, dentro questa stanza,
al viaggio dei corpi nell'atto della loro sospensione, atomi di spirito che
ci parlano della materia, del seme come origine e della natura delle cose come apertura ai corpi invisibili e intangibili.
Attraverso una partitura di elementi sottili, dove la luce si sostituisce
al corpo e il senso del vuoto all'apparizione sulla scena di corpi trasfigurati e galleggianti, si apre
uno squarcio sull'oggi dove ogni spostamento e apparizione trova l'origine nello spazio inteso come corpo unico, di un corpo che comprende altri corpi, altre forme; di un corpo elaborato che lancia messaggi di pace e che
si rivolge all'ascolto, alla democrazia
e alla libertà della tecnica.