La Buona Novella di De Andrè è un racconto i cui capitoli sono canzoni, edito nel 1970. Racconta
la vita di Cristo ispirandosi ai Vangeli Apocrifi.
Il contesto in cui nasce, in un clima di una rinnovata attenzione ai valori testimoniali del Vangelo,
ne fecero un disco importante, discusso, criticato, amato.
Il viaggio di questa Buona Novella per quintetto, banda e corale comincia nel 2002 a Città
di Castello. La banda locale voleva lavorare sulla musica dei cantautori, e questo De Andrè sembrava adatto: temi larghi, canzoni come racconti, stesure musicali adattabili a una sonorità “popolare”, elegiaca. L'evento mostrò subito di aver buone gambe, e cominciò a diffondersi. Ma le bande, per loro natura, non possono permettersi di andar troppo lontano dal paese di origine: il giorno dopo i musici devono lavorare. Quindi cominciò a viaggiare
la partitura, che altri organici in altre regioni d'Italia mettevano in prova, coadiuvati da Fabio Battistelli: l'ultimo giorno, arrivava il quintetto coi cantanti.
Di borgo in borgo, il pellegrinaggio è durato per sei anni ed ha contagiato ottanta bande diverse:
per cortili, giardini, sale di filarmonica, teatri e piazze all'aperto, in esecuzioni uniche. Fino ad arrivare
a Prato, dove il Metastasio, elegantissimo e vasto porto, ospita l'evento addirittura per una settimana.
Ci ha guidato anche l'idea che una Banda, completa di Corale, sia in qualche modo un'installazione,
un quadro vivente. E la storia di De Andrè, che racconta di un Cristo fratello, un Cristo a misura d'uomo che attraversa un paese di suoi simili, sembra cercare proprio una cornice come questa.
Ci pare quindi che, al di là del valore musicale dell'esecuzione, il senso di se stesso teatrale del racconto in musica di Fabrizio trovi nella presenza scenica della banda e della corale un motivo
in più di sostanza. Adesso accordiamo gli strumenti e prepariamo l'entrata in scena. In bocca al lupo
a tutti i suonatori.
David Riondino